Road trip Travel

Andalusia On the Road

itinerario andalusia on the road

15 giorni, 4 ruote e 1.000 chilometri. Guida pratica per un viaggio in Andalusia on the road, da Siviglia alle spiagge della Costa de la Luz.

Un viaggio di due settimane in Andalusia on the road per respirare a pieni polmoni (caldo permettendo) le tante anime di questa terra irresistibile, dove il lungo dominio musulmano ha lasciato tracce che si sono fuse nelle sue città dando vita a un’atmosfera unica.

In 1.000 chilometri di strada si condensano un numero infinito di sensazioni, sapori, immagini, colori (ci sarà pur un motivo se Picasso è nato qui), tanto che, chilometro dopo chilometro, ne vorresti sempre di più. E se non stai attenta rischi una vera e propria overdose.

Parti con l’elegante Siviglia dove ti viene voglia di innamorarti a ogni angolo. Poi arrivi a Granada e vorresti sederti sui gradini del quartiere arabo a suonare una chitarra insieme agli artisti di strada. A Malaga, un paio di bicchieri di tinto de verano e via di bar in bar fino al mattino. Ti arrampichi sulla strada su fino a Ronda e ritorni romantica; d’altra parte persino Hemingway qui si trasformava in un cuore tenero. A Gibilterra – un salto in U.K. – torni bambina e ti diverti con le bertucce che giocano in cima alla Rocca; sullo sfondo una vista spettacolare sull’infinito. E poi ci sono le fantastiche spiagge della Costa de la Luz… e chi resiste al mare?

L’Andalusia è mille cose in una. Un po’ come noi.

 

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Road Trip Andalusia

 

1° GIORNO: SIVIGLIA

strada siviglia

Una strada del centro di Siviglia con i caratteristici parasole.

Siviglia è un ottimo punto di partenza per un viaggio in Andalusia on the road. L’aeroporto è servito da molti voli low cost e qui è possibile noleggiare un’auto a un buon prezzo; si trovano infatti i principali car rental internazionali. Per il pernottamento, in città ci sono parecchie soluzioni economiche. Io sono stata qui e mi sono trovata benissimo.

Da un primo giro di perlustrazione si percepisce subito quanto questa città sia elegante e romantica. Le vie del centro, d’estate, si mettono il cappello: lunghi tendoni bianchi le coprono per riparare i passanti dal micidiale caldo andaluso, creando giochi di luci e ombre.

La Giralda è il simbolo di Siviglia, quindi mi sembra giusto partire da qui. E’ un ex minareto, ora torre campanaria della bellissima ed immensa Cattedrale; una delle tante tracce del passato islamico dell’Andalusia. Si può salirla a piedi, anche se per un panorama della città dall’alto consiglio il Metropol Parasol (2° GIORNO). Ma non dimenticare di visitare anche la Cattedrale: ci troverai un pezzo di avventura, perché qui giace Cristoforo Colombo.

Il quartiere di Triana, oltre il fiume, è la soluzione perfetta per cenare perché è ricco di tapas bar ottimi ed economici. Gli andalusi sono adorabili, ma ti guarderanno un po’ male se ordinerai una sangria. Qui si beve il tinto de verano, delizioso miscuglio di vino rosso e aranciata (o limonata) con cubetti di ghiaccio.

 

2° GIORNO: SIVIGLIA

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La monumentale Plaza de Espana, in stile neogotico, fu costruita nel 1929.

Pro o contro la tradizione spagnola della corrida, la Plaza de Toros di Siviglia è una tappa da non perdere. Innanzitutto perché architettonicamente è bellissima. E poi, per la sua storia: è la più antica di Spagna (risale alla metà del Settecento) e la sua arena è stata calpestata da toreri e tori entrati nel mito. Per il toro è andata quasi sempre male, ma qualcuno l’ha scampata. Le guide della Plaza de Toros vi racconteranno molte storie interessanti. Ah, per la cronaca: io sto dalla parte del toro.

Dal binomio sangue e arena a un eden di pace e grazia. L’Alcazar, il palazzo reale, è un tripudio di fontane, giardini, cupole d’oro e magnifiche decorazioni in stile mudéjar. Una delle più belle eredità lasciate dai regnanti musulmani di Siviglia.

Un altro luogo altamente scenografico è Plaza de España, costruita nel 1929 per l’Esposizione Iberoamericana. I mattoni rossi che compongono l’immenso edificio si specchiano nel piccolo canale navigabile che lo circonda, creando un effetto unico.

andalusia on the road metropol parasol

La vista su Siviglia dalla terrazza-ombrello del Metropol Parasol.

Verso sera, merita una tappa anche il Metropol Parasol. Non amo questo immenso fungo piazzato nel bel mezzo della città, ma il suo ombrello ha il pregio di consentire una passeggiata “in alta quota” per ammirare tutta Siviglia al tramonto.

Ultima tappa della giornata, il Barrio de Santa Cruz. Di giorno, le case tinte di bianco che si affacciano su piazzette e giardini fioriti di bouganville e aranci, ti faranno pensare: “Sì, questa è l’Andalusia”. Di notte, quando tutti dormono, le vie del Barrio diventano ancora più romantiche.

 

3° GIORNO: GRANADA

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La sera ci si arrampica sul quartiere arabo dell’Albayzin per un drink con tapas gratuite.

Con solo due settimane a disposizione per il mio viaggio in Andalusia on the road, ho dovuto fare delle scelte. Ho saltato a malincuore Cordoba, ma mi riprometto di tornarci.

Anche Granada meriterebbe certamente un po’ di tempo in più (io ci ho passato due giorni) perché le cose da fare e da vedere sono davvero tante. Arrivando da Siviglia l’impressione è di trovarsi in una città completamente diversa: giovane, vivace e multietnica.

L’Albayzin, l’antico quartiere musulmano, è il centro della vita notturna con una lunga fila di locali che mantengono la tradizione delle tapas gratuite con ogni consumazione. Sale dal centro della città fino al Mirador de San Nicolàs (da cui si può ammirare l’Alhambra) lungo una strada che, ogni sera, si popola di musicisti e artisti di strada.

Un pezzo, e non di poco conto, della storia della Spagna è chiuso nella Cappella Reale adiacente alla Cattedrale di Granada, dove riposano gli artefici dell’unità nazionale: i re Isabella e Ferdinando.

Furono loro a fondare il Monasterio de San Jeronimo, altra tappa consigliatissima. Austero all’esterno e mistico all’interno, il monastero ospita una bellissima cappella interamente dipinta.

 

4° GIORNO: ALHAMBRA, GRANADA

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Le decorazioni mudejar del palazzo dell’Alhambra che gli danno l’aspetto di uno scrigno di gioielli.

La visita all’Alhambra richiede almeno una mezza giornata. Primo consiglio: porta un cappello. Secondo: prenota con largo anticipo; mettersi in coda senza prenotazione è un suicidio, l’Alhambra è uno dei siti più affollati di Spagna.

All’uscita dall’Alhambra ci si può arrampicare su per il quartiere zigano di Sacromonte, una delle zone più suggestive di Granada con le sue casette scavate nella montagna. Sacromonte è famoso anche per i locali di flamenco.

Dopo una birra con tapas all’Albayzin, una delle zone migliori per cenare è in centro, tra Plaza de La Pescaderia e Plaza La Romanilla, dove si trovano parecchi ristoranti e tapas bar.

 

5° GIORNO: MALAGA

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La Plaza de Toros e i grattacieli di Malagueta, visti dal sentiero che porta al Castillo de Gibralfaro.

Se durante il tuo road trip in Andalusia ti dovesse capitare di pensare: “Ma sì, viaggiamo un po’ alla Jack Kerouac e andiamo a Malaga senza prenotare la stanza, tanto qualcosa si trova”… Ecco, ripensaci. Soprattutto se arrivi in città in un weekend d’estate.

Nel fine settimana sembra che l’intera Andalusia si trasferisca a Malaga. E no, non troverai nulla se non, forse, una costosissima topaia. Com’è successo a me, purtroppo.

Città vivacissima, con tanti interessanti musei e incursioni d’arte un po’ ovunque, Malaga offre un’altra risorsa non trascurabile: la spiaggia! Viaggiare in Andalusia on the road è piuttosto faticoso, soprattutto d’estate, per cui una giornata di mare mi sembra più che meritata. La spiaggia più famosa di Malaga è Malagueta. Qui si trovano anche bar e ristoranti di pesce.

Dopo una bella giornata di mare, arriva l’ora di un aperitivo a base di tinto de verano, tapas e jamòn. Malaga è una città a cui piace divertirsi e i locali non mancano. I migliori sono attorno a Calle Granada e nella zona nuova del porto, da Plaza de la Marina al coloratissimo Centre Pompidou di Malaga.

 

6° GIORNO: MALAGA

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La creatività è ovunque a Malaga. Non dimenticare di guardare in alto.

Dopo una giornata di riposo in spiaggia non abbiamo più scuse: è il momento di rimettersi in moto e vedere almeno qualcuna delle tante attrazioni di Malaga. Per chi ama l’arte la scelta non è semplice. Malaga è forse la città più creativa dell’Andalusia e offre numerosi musei interessanti.

Io ho scelto di rimanere fedele a Picasso visitando la sua Casa Natal e il Museo che ospita molti dei suoi capolavori. Se hai poco tempo, però, ti consiglio di saltare la prima. Anche se può essere divertente camminare nelle stanza dove il piccolo Pablo iniziò a usare i pennelli, l’esposizione si limita a cimeli della sua infanzia e qualche quadro dipinto da giovanissimo. Punta dritto, piuttosto, sul Museo Picasso e non rimarrai deluso.

Malaga vanta un’offerta culturale ricchissima. Negli ultimi anni si sono aggiunti due nuovi spazi: il Museo Carmen Thyssen, in centro, e la nuovissima sede spagnola del Centre Pompidou, al porto. Non ho avuto il tempo di visitarli durante il mio tour, ma sono già sulla mia lista per quando tornerò in Andalusia!

I punti panoramici più belli sono lungo il sentiero che parte dal palazzo dell’Alcazaba fino al Castillo de Gibralfaro. E’ una bella scarpinata da fare a piedi, ma ne vale la pena. La vista sulla Plaza de Toros e sul porto ti ripagherà della fatica.

 

7° GIORNO: GIBILTERRA

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Una bertuccia osserva il viavai di navi nel porto di Gibilterra.

Nel nostro itinerario in Andalusia on the road c’è spazio anche per un salto nella vecchia Inghilterra. Gibilterra meriterebbe una visita solo per la curiosità di trovarsi all’improvviso in una Londra in miniatura catapultata in pieno Mediterraneo. Ma, in realtà, riserva molte sorprese.

Per evitare di rimanere imbottigliati nella coda di auto che aspettano di entrare a Gibilterra, il consiglio è di parcheggiare nell’ultima cittadina spagnola, La Linea, e fare a piedi i 2 chilometri fino al confine. Per entrare a Gibilterra serve solo un documento d’identità. La procedura è molto rapida.

Una delle esperienze che non ti capiterà di ripetere altrove è trovarti davanti a un semaforo pedonale aspettando che sulla strada davanti a te passi non un’auto, ma un aeroplano! Per entrare in città, infatti, bisogna letteralmente attraversare la pista dell’aeroporto.

Cose da fare in un giorno a Gibilterra:

  • passeggiare per le strade in tipico stile british con tanto di cabine telefoniche rosse;
  • mangiare un fish and chips (niente tapas a Gibilterra);
  • fare acquisti in uno dei tanti duty free;
  • partecipare a un’escursione in barca per avvistare i delfini;
  • prendere la funicolare (meglio acquistare il biglietto in anticipo) e salire fino a Upper Rock, il regno degli abitanti più famosi, e forse più socievoli, di Gibilterra: decine di simpatiche bertucce pronte a seguirvi per una carezza o, meglio ancora, un cracker o una patatina fritta.

 

8° GIORNO: RONDA

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Sfida alle vertigini: il ponte di Ronda, simbolo della città.

Dopo ore e ore alla guida, prima sulle noiosissime autostrade andaluse e, poi, lungo l’infinita strada che si arrampica sull’altopiano di 700 metri in cima al quale sta seduta Ronda (strada lungo cui non c’è niente, ma proprio niente, nemmeno un benzinaio), a un certo punto, esausta, mi chiedo: “Ma cos’avrà di tanto speciale questa città?”. Appena arrivo, però, vorrei mordermi la lingua. C’è una sola parola per descriverla: mozzafiato.

Ronda è una delle città più antiche di Spagna ed è proprio la sua posizione isolata e difficile da raggiungere ad aumentarne il fascino.

Il suo simbolo è lo spettacolare ponte settecentesco che unisce le due parti della città e che sembra lì per cucire insieme le pareti della profonda gola che si apre sotto Ronda. Un capolavoro d’ingegneria e una sfida per noi che soffriamo di vertigini.

Il Puente Nuevo può essere ammirato in tutta la sua imponenza anche dalla base, scendendo un sentiero per cui ti servirà un paio di scarpe da ginnastica. A meno che tu non sia una di quelle turiste giapponesi che – non so come –  con le loro ciabattine riescono persino a scalare l’Everest.

A Ronda c’è anche una Plaza de Toros molto rinomata e il quartiere della Ciudad, la parte vecchia, con i suoi vicoli e i palazzi candidi. Altro punto a suo favore, è molto economica: si cena a tapas e tinto de verano con 10 euro e una stanza per due si trova a 40-50 euro (questo il mio hotel).

Ronda è una città piccolissima e si visita tranquillamente in una giornata, ma probabilmente ti verrà voglia di fermarti un po’ di più per goderti questa pace e la sensazione di trovarti in un’altra dimensione. Non per niente è stata uno dei posti preferiti di tanti scrittori. Per Hemingway è il luogo perfetto dove portare l’innamorata, mentre per Rainer Maria Rilke somiglia a “una città rivelata in sogno”.

 

DAL 9° AL 13° GIORNO: COSTA DE LA LUZ

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La Costa de la Luz è il paradiso degli sport acquatici. Qui siamo a Tarifa.

Pianificando il mio itinerario in Andalusia on the road in estate ho riservato gli ultimi giorni al mare. Anche se la bellissima Costa de la Luz con  le sue spiagge e gli incantevoli pueblos blancos (i candidi borghi dalle case interamente imbiancate a calce) merita una tappa in qualsiasi stagione dell’anno.

Ero partita con l’idea di fermarmi sulla famosissima Costa del Sol, ma i prezzi alti e l’affollamento generale di Marbella & company mi hanno fatto deviare sulla Costa de la Luz. Una scelta azzeccatissima! Questa fetta di costa che si affaccia sull’Atlantico in passato era una meta hippy, mentre oggi è il paradiso degli sport acquatici: surf, windsurf e kitesurf, a seconda delle zone.

Spiagge grandi, sabbiose e poco affollate, un ambiente naturale intatto, villaggi sonnolenti di giorno e animati la sera sono le caratteristiche di questa costa. Affacciandosi sull’oceano l’acqua è in genere piuttosto fredda, anche se ci sono zone più riparate, come le spiagge attorno a Conil de la Frontera, meno ventose e con acque tiepide.

Dove si va la sera? Tarifa per girare per locali tutta la notte; Vejer de la Frontera (nell’entroterra) per mangiare bene e fare una passeggiata tranquilla; Conil de la Frontera per una via di mezzo tra le due.

 

Conil de la Frontera

E’ qui, per la precisione a Zahora, che ho deciso di fare base per esplorare la zona. La spiaggia di Zahora è ampia e sabbiosa. Alla fine della giornata puoi prendere un drink in uno dei locali sulla spiaggia che propongono l’happy hour, guardando il tramonto sul mare. Uno spettacolo che attira decine di persone, con tanto di tradizionale applauso finale.

Nella Costa de la Luz le spiagge non sono quasi mai attrezzate, quindi è necessario munirsi di un ombrellone, che puoi chiedere in prestito al tuo hotel. Spiaggia libera non significa trascurata: bagni, bar, ristoranti e personale per il pronto soccorso non mancano mai.

Appena più giù di Zahora ci sono Los Caños de La Meca, meta hippy, e il Cabo de Trafalgar in prossimità della più famosa battaglia navale della storia.

 

Surf a El Palmar

Sempre nella zona di Conil de la Frontera, mi sono innamorata della spiaggia di El Palmar, una vera mecca per il surf (altro colpo di fulmine).

Ci sono parecchie scuole dove imparare a cavalcare le onde. La migliore è quella di Jaco, innanzitutto perché è un vero fanatico che non può vivere lontano dalla tavola. E poi perché dopo ogni lezione è d’obbligo bere una birra e chiacchierare tutti insieme.

 

Tarifa

Da Zahora in meno di un’ora di macchina si arriva a Tarifa, la località più famosa della Costa de la Luz. E’ particolarmente ventosa; il che è un bene se fai windsurf o kite, un po’ meno se vuoi semplicemente startene spaparanzata al sole. Anche l’acqua è più fredda che a Conil.

In alcuni giorni sfortunati capita che il vento sia così forte che stare sdraiati in spiaggia è davvero impossibile. Questo, però, offre la possibilità di godersi in solitaria lunghissime passeggiate sulle infinite strisce di sabbia incontaminata di Tarifa. Una pura iniezione di libertà.

Le strade della Costa de la Luz attraversano panorami brulli dai colori caldi che si fondono con le sfumature turchese di un mare limpidissimo. E poi ci sono le macchioline nere che punteggiano i campi: sono i numerosissimi tori al pascolo in libertà. E, sì, qualcuno di loro era amico della buonissima bistecca che hai mangiato ieri sera.

 

14° GIORNO: CADICE

Colorata e allegra – forse la più allegra dell’Andalusia – Cadice è l’ultima tappa del mio itinerario in Andalusia on the road. La città dà il meglio di sé a Carnevale quando diventa tutta una festa con i famosi balli e canti tipici dei gaditanos, gli abitanti di Cadice.

Ma anche d’estate il clima è sempre allegro e con un po’ di fortuna ti capiterà di incontrare una delle famose feste popolari che caratterizzano l’Andalusia.

A una prima occhiata, Cadice ricorda un po’ L’Avana con i suoi palazzi signorili colorati e l’aria un po’ decadente. In realtà, però, è la capitale cubana a somigliare a Cadice, visto che la città spagnola, in periodo di conquiste, ha fatto da modello per gli insediamenti spagnoli nel Nuovo Mondo.

 

15° GIORNO: SIVIGLIA (ritorno)

E’ arrivato il momento di ripartire. Il mio viaggio in Andalusia on the road si chiude di nuovo all’aeroporto di Siviglia. Cadice è vicina anche allo scalo di Jerez de la Frontera, che però offre meno voli per l’Italia e, soprattutto, meno low cost.

 

QUANDO ANDARE

Giugno e settembre sono i mesi migliori per godersi sia le città che il mare. Ma se proprio non puoi evitare di andare nei mesi più afosi, luglio e agosto, non demordere: io l’ho fatto e si può sopravvivere ai 40° di Siviglia.

Se dopo aver provato a cavalcare un’onda ti sarai innamorato della tavola da surf, un’ottima alternativa può essere l’inverno. Le acque della Costa de la Luz si possono affrontare con una muta invernale e le onde sono le migliori.

 

DA PRENOTARE IN ANTICIPO

  • Prenota prima possibile voli, stanze e auto per trovare i prezzi migliori. Ad esempio, prenotando un paio di mesi prima riesci a trovare una doppia a 50 euro a notte in alta stagione.
  • Presentarsi all’Alhambra di Granada senza prenotazione significa almeno 3-4 ore di coda. Sui siti internet di vari tour operator si può acquistare il ticket in anticipo.
  • Anche la funicolare per salire all’Upper Rock di Gibilterra va prenotata prima perché spesso c’è molta coda.

 

photo credits: ©SerenaMarchini

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