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Perché viaggio da sola

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Le città che amo di più sono quelle dove sono stata da sola. Capitano, a volte, in momenti particolari. Arrivano viaggi che non si sa il perché, li scelgo quasi senza pensare, sento solo che lo devo fare. Poi, quando li vivo, tutto quadra. Sempre. Come per magia, appare un senso e i miei pensieri vanno in ordine. Come se quel viaggio fosse esattamente ciò che serviva. Al posto giusto nel momento giusto.

Altre volte viaggio da sola semplicemente perché ho bisogno di stare con me stessa e sentire le cose più profondamente. Quando vivo un luogo da sola, lo sento di più. E’ come se tutto fosse amplificato. Ho tutto il tempo del mondo per fermarmi dove voglio e per quanto voglio. Minuti. Ore. Non importa.

Ho tutto il silenzio del mondo. Anche in mezzo a voci, clacson e martelli pneumatici. Posso anche tacere, ascoltare e basta. Registro tutto. Colori, suoni, profumi, sapori. Lo faccio in testa e sul mio taccuino di viaggio, dove spesso mi trovo ad annotare anche minuscoli dettagli. Cose quasi insignificanti catturano la mia attenzione e mi fanno scrivere per ore.

Guardo tutto. Guardo le persone. Mi piacciono da morire le persone. Me le immagino vivere. Camminano: dove vanno? Parlano: cosa dicono? Stanno ferme e sembrano pensare: a chi pensano?

I luoghi dove sono stata da sola mi si appiccicano addosso e li sento come se fossero un pezzo di me, come se ognuno di essi contribuisse a darmi una forma o, più spesso, a ricordarmi chi sono.

Sono gelosa dei luoghi che ho visto da sola. Sono miei. Quando torno, le persone mi chiedono di raccontarglieli, ma io non voglio. Sono troppo intimi. Sarebbe alzarmi la pelle e lasciar vedere a tutti cosa c’è sotto. Sento che è qualcosa di mio, diventa difficile descriverlo. Ci riesco solo se sto al computer, foglio bianco come un diario che nessuno leggerà mai. Parlo con me e basta.

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